Golden Rock

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Golden Rock: ricordo indelebile di un viaggio speciale

Più che i luoghi in se, sono le esperienze a segnare un viaggio. L’escursione alla Golden Rock, in Myanmar, è decisamente una di quelle esperienze che diventano ricordi indelebili.

La roccia dorata su cui è stata costruita una pagoda, custodirebbe una ciocca di capelli di Buddha. Per questo motivo, il complesso religioso che ospita la reliquia è meta di pellegrinaggio da parte dei birmani.

Essendo uno dei luoghi più importanti del Paese, dovevo assolutamente visitare la Pagoda Kyaiktiyo durante il mio viaggio in Myanmar. Nonostante i pochi giorni a disposizione, non avevo intenzione di rinunciare a scoprire il simbolo del Paese.

La scelta di farmi procurare un driver dalla guest house in cui alloggiavo a Yangon, si è rivelata piuttosto saggia. Grazie al nostro autista, infatti, abbiamo potuto visitare Golden Rock e Bago in giornata.

Il complesso che ospita la Golden Rock si visita in poco tempo e di certo non è tra i templi più belli del Myanmar.

Solo agli uomini è consentito attaccare la foglia d’oro sulla roccia sacra. Alle donne è vietato avvicinarsi alla roccia. Purtroppo, vige ancora la credenza secondo cui il sangue mestruale sarebbe offensivo nei confronti di Buddha.

I dintorni del tempio assicurano incontri che vi ricorderanno costantemente di essere molto lontani da casa.

In fondo, è proprio per abbandonare la nostra comfort zone e scoprire nuove culture che viaggiamo, no?

Golden Rock

Ma cosa rende davvero speciale una visita alla Golden Rock?

L’atmosfera autentica

La Golden Rock non è una meta presa d’assalto dai turisti. Il tempio è frequentato quasi esclusivamente da birmani, quindi visitarlo è una full immersion negli usi e costumi locali.

Golden Rock

L’avventura per raggiungere il tempio

Con qualunque mezzo voi arriviate a Kinpun (oltre all’opzione del taxi, è possibile arrivare a Kinpun in bus da Yangon), poi dovrete incastrarvi in uno dei tanti furgoni che portano al tempio. Stipati in mezzo a tanti sconosciuti, affronterete 45 minuti di tornanti nella giungla. Con il vento tra i capelli e l’euforia di essere ancora vivi dopo ogni curva, custodirete ogni singolo istante del viaggio.

Sono momenti come questi che riempiono il mio cuore di viaggiatrice e che fanno risuonare nella mia mente forti e chiare le parole di Tiziano Terzani: “Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l’arrivare.”


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